Allerta a Bruxelles di Raffaella Greco Tonegutti

Ricevo e pubblico volentieri il contributo di una mia cara amica, Raffaella Greco Tonegutti, scrittrice, cooperante internazionale ed esperta su temi della migrazione e dei diritti umani, attualmente residente a Bruxelles.

Le ho scritto dopo gli attacchi terroristici di Parigi per chiedere un aiuto a decifrare quanto era accaduto in Francia e successivamente anche nella capitale belga – finita suo malgrado nell’occhio del ciclone come cosiddetta ‘culla del jihadismo’ in Europa – e le loro conseguenze per tutti noi.

Quello che mi ha mandato Raffaella non è – come mi ha scritto lei stessa – “né una riflessione, né un’analisi, ma solo quattro piccole (ma purtroppo non isolate) assurdità viste/vissute in queste settimane ad alta tensione”. “Assurdità” che aiutano a capire le mille implicazioni della rinnovata lotta al terrore per tutti coloro che con il terrorismo non c’entrano niente, e dimostrano che un’altra narrazione, diversa da quella mediatica e propagandistica, non solo è possibile, ma anche necessaria e fondamentale.

Buona lettura

 

Allerta Uno

“Madame! Je me suis perdida…”

Avenue Albert, incrocio Chaussée de Waterloo. Normalmente un brulicare di persone che vanno e vengono, escono dalla metro, si dirigono verso la “barrière” de Saint Gilles, scendono al mercato, riprendono la metro, affollano i localini a poco prezzo di questa zona centrale eppure molto popolare della città. Avenue Albert, oggi, è completamente deserta. Fa freddo, gli ippocastani in fila lungo il viale hanno perso tutte le foglie con le folate di vento di queste notti di autunno rigido. La donna ha un vestito beige di cotone troppo leggero per la stagione, non porta calze e hai piedi ha ciabatte da cortile nere con la suola rialzata. Lancia una richiesta d’aiuto ingigantita dall’evidenza che siamo le uniche due persone in giro, questa mattina.

“Mi hanno fatto svuotare questo…”, dice tendendo il polso da cui pende un sacchetto di plastica chiuso con un nodo. E’ seria. Ha dita grandi e poco curate, le unghie tutte rotte. Parla in un portoghese misto francese misto stanchezza misto spaesamento.

Chi?

“La poliziotta che parlava fiammingo. Era così agitata!”

Non ha visto il telegiornale, madame? Scuote la testa, mi guarda perplessa dietro spessi occhiali dalla montatura marrone. Poi si avvicina e mi si appende addosso. “A Barrière…”. Mi stringe il braccio mentre ci incamminiamo nel cuore del quartiere e lei comincia i racconti su suo marito che faceva il muratore ed è volato giù dall’impalcatura, “ma era tanto tempo fa”, sulle sue sorelle tornate nella valle del Minho “que saudade!”, su Saint Gilles dove vive da cinquant’anni, come tanti altri portoghesi arrivati a lavorare la terra, la calce, il carbone, e dove, da qualche tempo in qua ha cominciato a perdersi quando esce di casa.

“Mi hanno detto di tornare subito a casa…”. Si ferma: “Ma io non so tornare, che disgrazia! E quella s’è messa a urlare. Che disgrazia, la vecchiaia!”

Penso che non voglio andare verso il Parvis de Saint Gilles, c’è allerta 4, bisogna evitare il mercato, i luoghi pubblici. E poi dovevo solo andare in farmacia, Fernando si starà preoccupando. Arrivate a barrière, faccio per sfilare il braccio. “Meno male che ti ho incontrata. Che Dio benedica te e tutta la tua famiglia”. Non lascia la presa. “Era tanto tempo che non facevo una bella passeggiata. Grazie di essere venuta con me, brava ragazza. Bruxelles è tutta nostra. Che bel silenzio! Che bel il sole!”

Allerta Due

Bouchra è arrivata a prendere Sambetto all’ora stabilita. Non è sempre puntuale ed è solita scusarsi in un misto di arabo e francese, giustificando nel dettaglio le ragioni dei suoi ritardi che generalmente hanno a che fare con tram fermi per interminabili minuti in aree non previste lungo il tragitto, signore che la trattengono a fare pulizie oltre orario, figlie che tornano in ritardo da scuola. Oggi Bouchra tiene lo sguardo basso, non accarezza Sambetto sulle guance ripetendo nome di Allah come usa fare ogni giorno da tre mesi in qua, ossia da quando ha cominciato a fare la babysitter a casa nostra.

Si scusa, abbassa il capo, si sistema il velo nero intorno al viso. A voce bassa, dice che se non vogliamo più che lavori per noi lei lo capisce, che anche lei farebbe lo stesso. Dice che se abbiamo paura a mandare nostro figlio con lei a Saint Josse, se non vogliamo che lei lo porti fuori con il passeggino, per lei va bene lo stesso, è stato un piacere lavorare per noi in questi mesi, lei non se la prende, capisce benissimo. Ha bisogno di questo lavoro ma sa, mi dice, che è pericoloso adesso stare con quelli come lei. Lo dicono tutti. Sull’autobus la gente si sposta. La polizia fa irruzione nelle case dei suoi vicini, fa la posta agli angoli delle strade del suo quartiere. La scuola di arabo e corano dove sua figlia Sofia frequenta un corso del fine settimana è stata chiusa, non si sa quando riaprirà. È cambiato tutto e lei, mi dice, capisce benissimo di non essere più la benvenuta.

La invito a entrare, a sedersi sul divano. Le confermo gli orari della settimana, quando venire e quando riportare Sambetto. Lei sorride, il suo viso tondo si colora di rosso.

Shukran.

Grazie a te.

Allerta Tre

Rebecca e Giulio mi hanno informato che si trasferiranno a Bruxelles. Scrivono preoccupati per sapere cosa sta succedendo in città. Hanno ricevuto dal loro agente immobiliare, lo stesso che utilizzano tutti gli expat in arrivo in città, un’informazione che li dovrebbe rassicurare. “We have found for you a beautiful, furnished apartment in SAFE area (Ixelles, Chatelain) / Appartement meublé dans une zone relativement SURE (Ixelles, Chatelain)”.

Apro una pagina con la cartina di Bruxelles, copio e incollo su un documento word. Metto due frecce rosse a indicare la via dell’appartamento in questione e la strada in cui abito con mio marito ed i miei due figli. Cinquecento metri di distanza, forse meno. Aggiungo uno foto scattata il giorno stesso mentre giriamo in bicicletta sul viale che unisce i due punti segnati in rosso. Qui Bruxelles e tutto va bene.

Allerta quattro

La metro è chiusa. Il tram metropolitano funziona solo per le poche fermate in superficie. Gli autobus sono pieni da scoppiare e passano in ritardo. Le giornate sono molto fredde ma l’assenza di nuvoloni grigi fa ben sperare. Mi copro gola e orecchie e attraverso la città a piedi. Le strade sono insolitamente libere. Fatico a riconoscere gli incroci dove solitamente stazionano due o tre vigili per organizzare il caotico viavai di macchine e biciclette. Neanche un minuto d’attesa a Janson, tutto liscio persino a Stephanie. Allora perché c’è quel crocchio di pedoni fermi in mezzo alla piazza? Non resisto alla curiosità, mi avvicino. Dietro il sipario di schiene e cappucci, un carro armato. Tra le lucine di Natale dei negozi chic della città, quella ferraglia verde militare con il suo cannone verso il murales della donna nuda a gambe aperte di Avenue Louise è la rappresentazione meglio riuscita dell’assurdo che Bruxelles ha vissuto per un’intera settimana. È Allerta quattro, babe.

 

Raffaella Greco Tonegutti (Roma, 1979) vive tra l’Africa e l’Europa, dove attualmente lavora per la Commissione Europea a Bruxelles. Ha al suo attivo L’Espagnole (Editori Riuniti, 2013), una storia di migrazioni al femminile ambientata a Bruxelles, Silenzio su Bamako (Editori Riuniti, 2013), un saggio scritto con Robin Edward Poulton sul golpe in Mali e l’intervento armato internazionale, e Racconto a due voci (Infinito edizioni, 2015), un’opera teatrale scritta con Giordana Morandini e tratta liberamente da L’Espagnole, vincitrice della terza edizione del Premio Barbara Fabiani per la Storia Sociale. Inoltre, è in uscita per Edwin Mellen Press (New York) il volume “TERRORISM or PEACE in the SAHARA? Soldiers, Jihadists and the Failure of Malian Democracy”, scritto con Robin Edward Poulton e previsto per febbraio 2016. Si può contattare all’indirizzo lalla.greco@gmail.com

 

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