L’8 marzo e la violenza sulle donne

Pubblico di seguito un pezzo che ho scritto lo scorso mese per un neonascente periodico locale incentrato sulle tematiche femminili, il cui primo numero sarebbe dovuto uscire proprio oggi ma purtroppo è stato rimandato per causa di forza maggiore.

Violenza sulle le donne senza fine. Tra il 31 gennaio e il 2 febbraio – tre giorni qualsiasi che hanno coinciso casualmente con l’inizio della stesura di questo giornale – si sono verificati tre casi eclatanti di donne ferite gravemente o uccise dai loro compagni o ex.

Una 38enne all’ottavo mese di gravidanza lottava per la vita nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli dopo che il compagno le aveva dato fuoco davanti alla loro casa a Pozzuoli. La bimba, nata con un taglio cesareo, sembra stia bene.

A Misterbianco, nel catanese, una donna di 41 anni, madre di tre figli, è stata strangolata dal suo ex dopo una lite; l’uomo era già stato condannato per omicidio passionale e nel 2012 era stato messo agli arresti domiciliari in seguito ad una denuncia (poi ritirata) presentata dalla ex compagna per lesioni personali.

A Brescia, un uomo ha sgozzato la moglie 56enne per poi suicidarsi schiantandosi in auto contromano.

Che le statistiche diano i femminicidi in diminuzione (127 donne uccise nel 2015 secondo i dati del ministero dell’interno, contro le 152 nel 2014 e le 179 nel 2013, riportate dall’istituto di ricerca Eures) è una magra consolazione, se si pensa che in sette casi su dieci il nemico è ‘in casa’: marito, compagno o ex, amante, fidanzato. Secondo Eures, il principale movente degli omicidi compiuti per mano del partner è quello del ‘possesso’, spesso come reazione alla decisione più o meno formalizzata della donna di interrompere o chiudere un legame.

Negli ultimi anni l’Italia ha preso maggiore coscienza del fenomeno emanando una serie di leggi specifiche, tra cui la ratifica nel 2013 della Convenzione di Istanbul di 2011 sulla violenza di genere (i cui provvedimenti hanno trovato spazio anche nella contestata legge sulla Buona Scuola, nella parte che riguarda “l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”) e la relativa legge del 2013 contro il femminicidio, che rende più incisivi gli strumenti della repressione penale dei maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori (stalking).

Tuttavia, non è solo un problema di sicurezza, ma anche sociale e culturale. “Fino a quando non saremo capaci di superare una concezione e un linguaggio che ci relegano in una posizione sostanzialmente marginale – ha detto Lorena La Spina, segretario nazionale dei Funzionari di Polizia, a Repubblica in occasione della Festa dell’8 marzo 2015 – continueremo a costituire una minoranza che necessita ancora di specifiche forme di protezione ed ha bisogno di una festa con cui ricordare a tutti che la violenza contro le donne è un abominio, che deve essere fermato e che ci costringe a dubitare del livello di civiltà del nostro Paese”.